GIOVANNA PLUCHINO RANDONE
R.I.P. 1912 - 2003

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Giovanna Pluchino nacque a Ragusa l’11 Marzo del 1912, da Giuseppe e da Giorgia Rabito.
La sua giovinezza fu amareggiata dalla morte prematura del fratello Emanuele, più piccolo di lei. Rimasta figlia unica, si legò fortemente ai genitori che restarono sempre con lei, anche dopo il matrimonio.
Studiò a Noto, dove conseguì il diploma magistrale e dove conobbe Nicola Randone, che sposò nel 1936; gli sposi dovettero subito separarsi, perché Nicola ebbe il primo incarico lavorativo in Sardegna. Dopo aver insegnato per alcuni anni in località diverse, si stabilirono prima a Pozzallo e poi a Ragusa con i quattro figli, che intanto erano venuti al mondo, e con i genitori di lei che furono di valido supporto per tutta la vita. In questo periodo le sue composizioni appaiono allegre e permeate da una evidente gioia di vivere.
I coniugi trascorsero la loro vita serenamente fino alla prematura morte di Nicola.
Da quel momento cominciarono una serie di eventi negativi, che Lei affrontò con fermezza e intensa fede: la grave malattia del figlio primogenito e la morte del genero furono da lei vissuti come prove cui il Signore volle sottoporla. Di ciò ci sono evidenti tracce nelle sue composizioni, ora caratterizzate da un preciso indirizzo intimistico e religioso.
La guarigione del figlio, per certi versi inspiegabile, fu da lei vista come una grazia concessale dal Signore.
Profondamente religiosa, partecipò attivamente alla vita della Parrocchia e fece parte del Rinnovamento nello Spirito, dove affinò la sua spiritualità.
Estroversa e aperta di carattere, amava cantare, leggere, scrivere e comporre. Alcune poesie furono pubblicate su riviste religiose, altre, musicate dal Maestro Leone, le fecero ottenere una targa di riconoscimento (Primo Applauso) nel 1991.
Per la sua bontà, generosità, semplicità e carità, fu amata, stimata ed è ancora ricordata dalle numerose alunne, dagli amici e da tutti quelli che la conobbero.
Morì nella notte tra il 7 e l’8 Gennaio del 2003, dopo alcuni anni di “assenza” dovuta al morbo di Alzheimer.Giovanna Pluchino nacque a Ragusa l’11 Marzo del 1912, da Giuseppe e da Giorgia Rabito.
La sua giovinezza fu amareggiata dalla morte prematura del fratello Emanuele, più piccolo di lei. Rimasta figlia unica, si legò fortemente ai genitori che restarono sempre con lei, anche dopo il matrimonio.
Studiò a Noto, dove conseguì il diploma magistrale e dove conobbe Nicola Randone, che sposò nel 1936; gli sposi dovettero subito separarsi, perché Nicola ebbe il primo incarico lavorativo in Sardegna. Dopo aver insegnato per alcuni anni in località diverse, si stabilirono prima a Pozzallo e poi a Ragusa con i quattro figli, che intanto erano venuti al mondo, e con i genitori di lei che furono di valido supporto per tutta la vita. In questo periodo le sue composizioni appaiono allegre e permeate da una evidente gioia di vivere.
I coniugi trascorsero la loro vita serenamente fino alla prematura morte di Nicola.
Da quel momento cominciarono una serie di eventi negativi, che Lei affrontò con fermezza e intensa fede: la grave malattia del figlio primogenito e la morte del genero furono da lei vissuti come prove cui il Signore volle sottoporla. Di ciò ci sono evidenti tracce nelle sue composizioni, ora caratterizzate da un preciso indirizzo intimistico e religioso.
La guarigione del figlio, per certi versi inspiegabile, fu da lei vista come una grazia concessale dal Signore.
Profondamente religiosa, partecipò attivamente alla vita della Parrocchia e fece parte del Rinnovamento nello Spirito, dove affinò la sua spiritualità.
Estroversa e aperta di carattere, amava cantare, leggere, scrivere e comporre. Alcune poesie furono pubblicate su riviste religiose, altre, musicate dal Maestro Leone, le fecero ottenere una targa di riconoscimento (Primo Applauso) nel 1991.
Per la sua bontà, generosità, semplicità e carità, fu amata, stimata ed è ancora ricordata dalle numerose alunne, dagli amici e da tutti quelli che la conobbero.
Morì nella notte tra il 7 e l’8 Gennaio del 2003, dopo alcuni anni di “assenza” dovuta al morbo di Alzheimer.